Mercoledi 07 ottobre 2015 si è tenuto presso l’Università Bocconi di Milano, la 5^ edizione del Salone CSR Imprese Sostenibili e Innovazione Sociale. Nella piazza urbana trasparente, posta al primo livello seminterrato, del nuovo edificio progettato dalle irlandesi Grafton Architects, erano previsti vari corner di discussione con argomenti di differente genere attinenti al tema della Social Innovation.

Nel corner Libeccio, che vedeva il seminario dedicato alle Start Up neonate e mature, si sono confrontati: Diego Farina della start up cooperativa Città della Cultura / Cultura della Città (cc/cc), Alessandro Scutti coofondatore di Startsup, Francesco Pozzobon di ItaliaCamp Lombardia e Aldo Soldi direttore di Coopfond coordinati da Alberico Tremigliozzi di Re2N.

Per circa una ora si è discusso di metodi di sviluppo e finanziamento delle start up a vocazione sociale che sfuggono ai tradizionali metodi di finanziamento per le start up tecnologiche dove, l’oggetto centrale del commercio, non sono prodotti ad elevato impatto tecnologico bensì prodotti ad elevato impatto sociale, urbano e professionale. Si è parlato di come può essere valutata la EXIT per una impresa che lavora sull’innovazione sociale e Alessandro Scutti ha introdotto il tema della nuova finanza che va investendo nel marketing 3.0 ossia quello di tipo relazionale che riorienterebbe dunque il concetto di impresa tradizionale in idea di organismo sociale.

Le conclusioni hanno portato a discutere di Exit e obiettivi finali per le imprese che praticano innovazione sociale, in termini di replicabilità del modello e del processo che dovrà avere come pilastri d’appoggio e portavoci i nuovi “corpi medi” ossia un “parternariato di partecipazione” ahimé molto debole in Italia a causa di capitali di rischio ancora legati a metodi di risparmio tradizionali che però non creano più (come 30 anni fa) impatto sul sistema paese.

In questo senso la cooperativa ferrarese cc/cc è stata eretta come esempio locale a livello nazionale per la bontà delle sue pratiche e del suo modello di processo che l’ha vista partire da un sistema associativo (di promozione sociale) per approdare ad un modello di cooperazione contemporanea. Il passaggio è stato garantito grazie a progetti che incrociano Beni Pubblici dismessi (proprietà di tutti: Commons) con nuovi lavori del futuro (ormai presente) i Makers, professionisti dell’innovazione e della progettazione a 360 gradi. Questo ecosistema, messo assieme da cc/cc che riunisce ambiti urbani, legami sociali e sostenibilità economica a livello locale, potrebbe essere perseguito a livello extra locale come nuovo modello di business capace di far incontrare capitale tangibile pubblico con capitale intangibile privato con capitale di rischio partecipato con il fine ultimo di generare una vera piattaforma di Social & Economics Innovation.